Archivio mensile:settembre 2013

Breve commento sulla polemica Barilla

1234538_10151767033572530_582450354_nIeri a “La Zanzara”, Guido Barilla, noto manager dell’omonima azienda parmense, se ne è uscito con un commento infelice e conservatore sulle sue future intenzioni pubblicitarie : «Sono per la famiglia tradizionale, non realizzerò mai uno spot con i gay». (copio e incollo dal Corriere della Sera)

E ok, ci sta: essere conservatori non è un delitto, esprimerlo con una dichiarazione ufficiale è altra storia. Mondo LGBT in legittima insurrezione e di nuovo ok, va bene, tutto lecito. Attaccare, parlare , giudicare, difendersi, rivendicare diritti ecc.

Analizzando la questione da punti di vista differenti ed anzi cogliendo la palla al balzo mi rivolgo direttamente a Guido, che per un caso fortunato ho avuto l’occasione di ascoltare dal vivo in un incontro svoltosi nel mio liceo qualche anno fa’.

Caro Guido, al di là della Sua legittima opinione sulla tipologia di famiglia tradizionale, non Le sembra che i tempi siano cambiati? Meglio, che i ruoli siano cambiati è un dato di fatto, si lavora in due, ci sono papà che lavano, stirano, stendono, cucinano, cambiano pannolini ecc. e se la cavano pure bene! E le donne, oltre a poter votare, possono dedicarsi a molteplici attività oltre al maternage ed all’accudimento senza per questo essere delle cattive madri o mogli, anzi, talvolta sono degli esempi multi-tasking non indifferenti per i piccoli di casa.

Appurato che la famiglia del “Mulino Bianco” non esiste, perché continuare a propagandare un modello superato ed in fase di evoluzione persino nel nostro paese? Nella classifica del Gender Gap stilata dal World Economic Forum il nostro paese è al 74esimo posto, un po’ poco per un paese che solo un cinquantennio fa’ aveva aziende fiori all’occhiello del made in Italy e che oggi sono in via di estinzione. L’Italia ex ottava potenza mondiale: bei ricordi..

Come ben saprà, da manager di una multinazionale, paese che trovi, marketing che attui. In Scandinavia certamente una pubblicità con personaggi omosessuali non desterebbe tanto scalpore, sarebbe una pubblicità come un’altra per vendere un prodotto che potrebbe avere come target anche individui omosessuali. Dunque alla luce delle Sue dichiarazioni post-polemica (copio e incollo dal profilo Facebook di “Barilla”):

“Con riferimento alle mie dichiarazioni rese ieri alla Zanzara, mi scuso se le mie parole hanno generato fraintendimenti o polemiche, e se hanno urtato la sensibilità di alcune persone.

Per chiarezza desidero precisare che ho il più profondo rispetto per qualunque persona, senza distinzione alcuna.

Nutro il massimo rispetto per gli omosessuali e per la libertà di espressione di chiunque.

Ho anche detto e ribadisco che rispetto i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Barilla nelle sue pubblicità ha sempre scelto di rappresentare la famiglia perché questa è il simbolo dell’accoglienza e degli affetti per tutti.

Guido Barilla”

Ciò detto, non pensa sia arrivato il momento di investire in un marketing più reale? Dove la famiglia, bambini compresi e ruoli reciproci, siano rappresentati come sono nella realtà? Ci sta provando persino una Sua azienda rivale, la Ferrero: i suoi spot con i bimbi che sognano il futuro sono molto più realistici del meraviglioso quanto irreale Mulino Bianco. Credo che questo gioverebbe sia all’immagine che al fatturato della Sua grande azienda, e credo che il nostro paese sia pronto ad accogliere questo cambiamento!

Intanto che ci sono mi levo un sassolino dalla scarpa: da qualche anno ho rinunciato all’acquisto della mia ex pasta preferita, sì proprio la Sua Barilla, purtroppo devo informarLa che rimane scotta fuori e cruda dentro. Molti miei amici e conoscenti hanno fatto lo stesso.

Saluti.

F.R.

11 settembre dodici anni dopo, cosa ha imparato l’Italia

malala readingQuest’anno ho deciso di rileggere i libri che uscirono in Italia dopo l’attentato alle torri gemelle l’11 Settembre 2001. La trilogia di Oriana Fallaci : “La rabbia e l’orgoglio”, “La forza della ragione”, “Oriana Fallaci intervista sé stessa” e la pacata risposta di Tiziano Terzani “Lettere contro la guerra”. Per capirli di più, rileggerli a distanza di tempo, fa sempre un altro effetto, un po’ come lasciare decantare un buon vino.

Ricordo le immagini che d’improvviso comparvero sul mio schermo televisivo, come un film ricominciato bruscamente senza il preavviso della scritta “secondo tempo”, ed invece era vero; ci misi un po’ a capirlo, le immagini scorrevano senza audio, poi la sigla dell’edizione straordinaria del tg mi confermò che qualcosa di grosso era accaduto. E per quanto lontano potesse essere riguardava anche me.

Lo scacchiere mondiale era cambiato definitivamente, il paese da sempre considerato inattaccabile era stato colpito nel cuore e così l’occidente e la sua cultura spesso incomprensibile e disfunzionale per una religione che governa intere nazioni con la “Shari’a” la legge di Dio, di Hallah, anziché con la Costituzione e con le leggi di stato.

Nei giorni e negli anni che seguirono la tragedia cercai di approfondire per quanto possibile quanto e cosa poteva aver imparato il nostro paese da un evento simile e cominciai a leggere.
Personalmente mi arrabbiai molto con la Fallaci e la sua invettiva contro l’Islam, ma rileggendo oggi le opinioni dei due scrittori che all’epoca mi sembravano così opposti sono arrivata alla conclusione che entrambi avessero ragione.

Lo stato attuale dell’italica conoscenza dello “straniero” soprattutto islamico è piuttosto scarsa. In Italia non abbiamo interpreti di lingua araba “arruolati” dallo stato atti a dialogare con autorità islamiche come per esempio gli Imam, o a sorvegliare quel che accade nelle moschee, purtroppo non sempre luoghi di sola preghiera . Nessuno sa cosa si dicono nelle moschee perché nessuno conosce la lingua araba; negli ospedali non ci sono interpreti e le donne maggiormente penalizzate per via delle leggi coraniche ricevono una assistenza molto faticosa per i medici e pressapochista per carenza di figure atte a tradurre. Nessuno -o quasi- conosce il Corano, partiti di destra e di sinistra non si prendono la briga di affrontare il problema vero dell’integrazione se non in campagna elettorale e l’Italia è sempre più preda di attacchi xenofobi, esacerbati dalla crisi, o di ondate di migrazioni, ma priva di regole che garantiscano il benessere sia del cittadino italiano che di quello immigrato.

Neppure all’estero va tanto bene, infatti i consoli che lavorano nei paesi arabi non conoscono la lingua del paese in cui lavorano. Ho cercato ovunque spulciando sui siti governativi e cercando nome per nome i loro curriculum, ma la conoscenza delle lingue non sembra essere una priorità effettiva per il nostro governo: semplicemente non appare. Terzani proprio nel libro che ho citato sopra, dice che nella sua carriera ne ha potuto contare solamente uno che conoscesse la lingua araba e non lavorava nel paese di cui conosceva la lingua. An“Italian Job”!

Le leggi e i decreti legislativi promulgati o presenti sono da una parte lesivi della dignità umana (vedi CIE e legge Bossi Fini) e dall’altra l’apoteosi del permissivismo causato da una perenne mancanza di regole, cosa di cui la maggior parte dei paesi meta di immigrazione possiede mentre l’Italia no. Mal pensando parrebbe che al di là dell’umana pietas all’Europa la nostra posizione strategica per l’immigrazione faccia comodo come raccoglitore di umanità. Persone che avrebbero il diritto di vivere certamente una vita migliore ma per i quali i posti nel vecchio continente faticano ad esserci per tutti.

In conclusione il monito di Fallaci non era così negativo, brusco sì, ma atto a ricordarci quanto ci teniamo a conservare il livello positivo di civiltà raggiunto, ed in questo vorrei ricordare prima tra tutte la separazione tra legge di Dio e legge terrena che con il Corano ha difficile convivenza; mentre l’approccio di Terzani era atto a ricordarci che non si può imporre un modo di essere con la forza e con la violenza. Non si può svuotare un paese dalle materie prime, dalla propria storia e volerlo riempire di presunta cultura con la forza. Mi è rimasto impresso un trafiletto dove Terzani parla del burqua e dice che è sintomo addirittura di benessere in alcuni paesi dell’Afghanistan. Per me che considero il velo una costrizione auto-indotta mi è parso strano ma anche vero. Le rivoluzioni partono dal basso.

La prossima volta che decidiamo di combattere una guerra armiamoci di libri, spariamoli! Una donna che legge fa più paura di un esercito di droni.

F.R.

Aviaria e Suina allarmismo e realtà: la parola al virologo

In questi giorni in Emilia Romagna è in atto un allarme per una epidemia di influenza aviaria tra il pollame. Superate altre stagioni allarmistiche analoghe come quelle sia di influenza aviaria che di influenza suina, vorrei riproporre un articolo che scrissi nel pieno del panico da suina qualche anno fa quando collaboravo con il web-magazne http://www.bolognanotizie.com
All’epoca intervistai un giovane virologo dell’Università di Bologna, Ronny Cicola, che mi disse quel che troverete in questo lungo e preciso approfondimento:

“Da qualche mese stiamo assistendo ad un vero e proprio bombardamento mediatico di una notizia: la pericolosità del nuovo virus influenzale denominato H1N1, alias influenza suina. Da quando è stata decretata la pandemicità del virus, l’attenzione su questa tematica si è alzata al punto che, tra allarmismi, e mezze verità, le scarse dichiarazioni ufficiali hanno fomentato un sensazionalismo giornalistico che ha allontanato la verità dallo stato delle cose. Solo qualche giorno fa a Napoli abbiamo assistito alle prime manifestazioni di psicosi collettiva e c’è da aspettarsi che nelle prossime settimane casi di questo genere non rimarranno isolati.
Per cercare di chiarire quanto di vero sia stato detto in questi mesi e quanto sia lecito preoccuparsi, Bolognanotizie ha chiesto al Dott. Ronny Cicola, biologo dell’Università di Bologna, di rispondere ad alcune domande sul funzionamento del virus H1N1.

Che cos’è e come agisce l’influenza suina: cosa implica la sua capacità di mutare geneticamente?

Per influenza suina si intende una infezione sostenuta da un virus appartenente all’ampia famiglia dei virus influenzali, i cui rappresentanti stagionalmente colpiscono gran parte della popolazione mondiale e che clinicamente si manifesta nella maggior parte delle persone con febbre elevata, disturbi respiratori e dolori ossei e muscolari. Nell’ambito della grande famiglia dei virus influenzali, alcuni sono in grado di colpire, oltre l’uomo, anche altre specie animali quali i suini (influenza suina) e gli uccelli (influenza aviaria). Ognuno dei membri di questa famiglia possiede un proprio patrimonio genetico che lo contraddistingue e che gli conferisce caratteristiche diverse.
Queste differenze possono manifestarsi ad esempio con una maggiore o minore infettività del virus, oppure con la capacità di un virus di infettare una tale specie piuttosto che un’altra.
Il meccanismo d’azione di questi virus prevede che essi, entrando attraverso le vie aeree in faringe, laringe e trachea, vengano casualmente in contatto con cellule che possiedono sulla loro membrana un particolare tipo di recettore in grado di formare un legame col virus.
Una volta che il virus è riuscito a legarsi alla cellula permissiva introduce il suo patrimonio genetico all’interno della stessa e, sfruttando le risorse dell’ospite, si riproduce in un numero elevatissimo di esemplari.I virioni maturi verranno poi liberati nell’ambiente a seguito della rottura della membrana della cellula infettata.
Cellule di specie diverse possiedono recettori diversi, pertanto un virus influenzale in grado di infettare, ad esempio, l’uomo, normalmente non è in grado di trasmettersi ad altre specie perché non è adatto a formare un legame sufficientemente forte con il diverso recettore.
Alcune specie sono portatrici di diversi tipi di recettore che si colocalizzano sulla stessa cellula. Le cellule della trachea dei suini, ad esempio, sono in grado di esprimere sia recettori in grado di legare virus umani che recettori in grado di legare virus di ceppo aviario.
Eventi abbastanza rari possono generare le condizioni tali per cui una stessa cellula venga infettata da due o pi˘ virus diversi contemporaneamente.
Se una cellula viene co-infettata puÚ succedere che i patrimoni genetici dei virus infettanti si mescolino all’interno dell’ospite. In questo modo si viene a creare un ceppo diverso dai ”genitori”, con caratteristiche diverse che potrebbero, per esempio, tradursi in una diversa capacità infettante o un differente decorso della malattia.

Perché viene considerata così pericolosa? Lo è più della classica influenza?

Il ceppo H1N1 si è venuto a creare a seguito di multipli eventi di ricombinazione, infatti il suo genoma è formato da sequenze provenienti da 4 ceppi virali diversi: due di influenza suina, uno di influenza aviaria e uno di influenza umana (derivato da un virus umano di tipo A).
L’ibrido che si Ë venuto a creare Ë in grado di infettare l’uomo, ma non si è rivelato un virus estremamente pericoloso. I sintomi sull’uomo sono paragonabili a quelli della normale influenza stagionale (febbre, tosse, mal di testa e mal di gola, malessere generale); sembra anzi che questo virus abbia una minore virulenza di quello stagionale e che un organismo sano con le difese immunitarie intatte sia in grado di sconfiggerlo in 3 o 4 giorni.
La pericolosità di questo virus, come quella di tutti i virus influenzali, è insita nelle complicanze che possono manifestarsi in soggetti già debilitati o portatori di patologie croniche.
Queste complicanze possono essere di varia natura, a carico del sistema respiratorio (polmonite e/o distress respiratorio) o del sistema circolatorio (miocardite e/o pericardite), ad esempio.
La complicanza più frequente e pericolosa rimane comunque l’esacerbazione di patologie croniche sottostanti l’infezione da H1N1, come nel caso del primo decesso italiano, avvenuto a Napoli a carico di un paziente cardiopatico, che è da imputarsi alla situazione precaria del suo cuore, già molto affaticato e pertanto meno resistente alla situazione di stress creata dall’infezione in corso. Questo decesso Ë da imputarsi quindi alla cardiopatia, e non al virus di per se.

Per prevenire l’influenza suina viene consigliato l’acquisto di antivirali come l’oseltamivir. L’uso di questi farmaci Ë efficace nella prevenzione sia dell’influenza A che del virus H1N1? Quale utilità ha il vaccino?

La prevenzione dell’infezione si attua con metodi in grado di prevenire il contagio, come la disinfezione delle superfici, le tecniche di igiene personale come lavarsi frequentemente le mani o indossare mascherine protettive in luoghi affollati durante i periodi di picco influenzale, e con l’applicazione di poche semplici norme di isolamento dei soggetti già colpiti dal virus.
Il vaccino costituisce sicuramente il miglior metodo preventivo da mettere in atto durante una qualsiasi epidemia, ove ve ne sia la possibilità e quando questo si riveli efficace (non tutti i soggetti vaccinati rispondono attivamente e sviluppano immunità). La vaccinazione consente infatti all’organismo di allestire una linea di difesa specifica nei confronti del virus e protratta per un lungo periodo di tempo, istruendo il sistema immunitario su come riconoscere e combattere la minaccia ogni volta che questa si presenta, in tempo utile affinché essa non sia in grado di tradursi in un’infezione.
L’uso di farmaci antivirali è invece utile al fine di combattere un’infezione già in atto. Questa classe di farmaci interagisce con i meccanismi replicativi del virus bloccandoli. In questo modo si limita la diffusione del virus all’interno dell’organismo ospite, si attenuano i sintomi dell’infezione e si raggiunge più velocemente la completa eradicazione della minaccia da parte del sistema immunitario.
Vari antivirali in commercio sono efficaci nel combattere l’infezione da H1N1, e la somministrazione di questi farmaci, affiancato alla vaccinazione, è indicata nelle fasce di popolazione a rischio (malati cronici, trapiantati, operatori del settore sanitario, anziani, bambini e donne in stato di gravidanza, anche se per queste ultime gli effetti collaterali sono ancora in fase di studio). Questi farmaci non sono acquistabili senza una prescrizione medica ed un piano terapeutico da seguire.

Si Ë parlato di una fascia di popolazione ìimmune al virus, come Ë possibile ciò?

L’immunità ad un virus può essere garantita solo da un vaccino efficace o da un precedente contatto con lo stesso ceppo virale (o con uno molto simile).
Dal 1974 -anno in cui il virus suino fu isolato per la prima volta in un uomo- ad oggi, epidemie di virus di origine suina simili all’H1N1 sono state molto rare, quindi la fascia di popolazione già immune per questo virus è costituita da pochissimi individui.
Precedentemente al 1974 si sono verificate epidemie di virus non suini ma con caratteristiche simili all’H1N1, come ad esempio nel 1918 (influenza ìspagnolaî), nel ’57 e nel ’68. I soggetti che all’epoca sono stati contagiati potrebbero aver sviluppato un’immunità crociata in grado di proteggerli dall’influenza attuale, ma comunque non costituiscono un gruppo rilevante all’interno della popolazione.

Come si diagnostica il virus e come ci si deve comportare nel caso lo si contragga?

Sono disponibili vari test in grado di individuare il virus, con differenti livelli di specificità.
Test rapidi basati su metodologie di carattere immunologico (con l’utilizzo di anticorpi specifici) sono in grado di distinguere i virus di tipo A (a cui appartiene l’H1N1) da quelli di tipo B. Questi tests vengono utilizzati principalmente per determinare che tipo di virus stia infettando un determinato paziente. Una volta accertata la presenza di un virus di tipo A si deve però procedere con test più specifici, come ad esempio un’indagine del genotipo virale tramite una metodica RT-PCR. Solo in questo modo Ë possibile identificare in maniera specifica la presenza del ceppo H1N1, distinguendolo da altri ceppi influenzali di tipo A (H3 o H5).
Nel caso si dovessero presentare sintomi compatibili con infezione da virus influenzale, in assenza di gravità assoluta delle condizioni cliniche o di patologie gravi e croniche preesistenti, le linee guida del Ministero della Salute raccomandano di non recarsi al pronto soccorso (per prevenire l’espansione dell’epidemia) ma di rivolgersi invece al proprio medico di famiglia, che provvederà ad una visita domiciliare del soggetto potenzialmente contagiato. Il medico di famiglia, alla luce della sintomatologia e della valutazione obiettiva, potrà eseguire un prelievo di materiale biologico (tampone faringeo) dal paziente per effettuare test di laboratorio specifici. Nel caso i test evidenzino la presenza del virus H1N1 il soggetto deve rimanere in isolamento domiciliare, evitando per quanto possibile il contatto con altre persone sane e/o indossando dispositivi igienici di protezione individuale (mascherine chirurgiche).

La pandemia è in attoî: 2837 decessi e più di 254206 contagiati nel mondo per virus H1N1 secondo i dati dell’Oms. Per l’Italia Ë previsto un picco di 15 milioni di contagiati nel prossimo autunno. Ma quanti contagiati e decessi produce la classica influenza in Italia e nel mondo? Cosa significa il termine “pandemia”?

Per chiarire il concetto di pandemia occorre spiegare prima che cosa sia un’epidemia.
Si definisce epidemia una malattia infettiva che colpisca quasi simultaneamente una collettività di individui con una ben delimitata diffusione nello spazio e nel tempo. AffinchÈ si sviluppi un’epidemia Ë necessario che il processo di contagio tra le persone sia abbastanza facile.
Una pandemia (dal greco pan-demos, “tutto il popolo”) Ë una epidemia la cui diffusione interessa più aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi e con la presenza di casi gravi e di mortalità.
Nella storia si sono verificate numerose pandemie, fra le più recenti si ricordano l'”influenza spagnola” nel 1918, l'”influenza asiatica” nel 1957, l'”influenza di Hong Kong” nel 1968, l’HIV dal 1969.
Il termine pandemia si applica solo a malattie o condizioni patologiche contagiose. Di conseguenza, molte delle patologie che colpiscono aree molto grandi o l’intero pianeta (per esempio il cancro) non sono da considerarsi pandemiche. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le condizioni affinché si possa verificare una vera e propria pandemia sono tre:
-la comparsa di un nuovo agente patogeno;
-la capacità di tale agente di colpire gli uomini, creando gravi patologie;
-la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio.
L’influenza stagionale, sostenuta da virus A o B, occorre ogni anno e colpisce tutte le fasce di età; sebbene molto debilitante, l’influenza stagionale è una infezione auto limitantesi e a risoluzione spontanea per la maggior parte degli individui sani (influenza non complicata) mentre è associata ad un più alto tasso di morbilità e mortalità nella popolazione ad alto rischio, e cioè gli anziani, e i pazienti affetti da malattie croniche debilitanti, e in particolar modo malattie respiratorie croniche e cardiovascolari. In questa fascia della popolazione si registrano un maggior tasso di ospedalizzazione (dai 20 a oltre 1000 ricoveri/annui nel corso di picco influenzale) per aggravamento delle condizioni di base. In questo senso è difficile parlare di percentuali di mortalità, perché dipende dalla popolazione di riferimento. Diverso è il caso di alcune pandemie avvenute nel recente passato, e mi riferisco soprattutto alla influenza denominata “Spagnola”, che determinò in tutto il mondo dai 20 ai 50 milioni di morti, con il più alto tasso di mortalità mai registrato tra la fascia di età compresa tra i 15 e i 35 anni , dimostrando una forte virulenza a se stante di quel ceppo virale. Il virus A H1N1, e cioè il virus responsabile dell’influenza suina, non sembra dimostrare una tale virulenza, e pertanto il tasso di morti “prevedibili”, oltre che dipendere dall’efficacia della campagna vaccinale di tutte le fasce a rischio della popolazione, sarà, presumibilmente, sovrapponibile a quello degli anni passati.”

Fonti bibliografiche a cui rimando per ulteriori chiarimenti:
-“Epidemiology, clinical manifestation, and diagnosis of pandemic H1N1 influenza (‘swineinfluenza’)” Anna R. Thorner (MD), Martin S. Hirsch (MD), Barbara H. McGovern (MD) http://www.uptodate.com

-“Patient information: influenza symptoms and treatment” Raphael Dolin (MD), Martin S. Hirsch (MD), Leah K. Moynihan (RNC), Anna R. Thorner (MD) http://www.uptodate.com

-“INFLUENZA AVIARIA, UNA MINACCIA REALE?”
Pietro Caramello Direttore U.O.A Malattie Infettive e Tropicali“A” Ospedale Amedeo di Savoia ASL 3, Torino
RIVISTA DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRI, NUMERO DI NOVEMBRE,PROVINCIA DI TORINO “TORINO MEDICA”
http://www.torinomedica.com/allegati/Influenza%20Aviaria.pdf

– Wikipedia, per le definizioni di pandemia ed epidemia.

-Dolin, R. Influenza. In: Harrison’s Principles of Internal Medicine, 15th ed, Braunwald, E, Fauci, AS, Kasper, DL, et al (Eds), McGraw Hill, New York, 2001, p. 1125.

-Simonsen, L, Clarke, MJ, Schonberger, LB, et al. Pandemic versus epidemic influenza mortality: A pattern of changing age distribution. J Infect Dis 1998; 178:53.

F.R.