Archivio mensile:marzo 2015

“L’aborto per l’Europa è un diritto, per l’Italia ancora un peccato”

La difficile questione sui diritti di sessualità e procreazione femminili continua a rimanere irrisolta nel nostro paese e con la sempre maggiore diffusione di ginecologi obiettori -obiettori per lo più sulla carta, disponibilissimi a qualsiasi intervento nella loro pratica privata- per una donna che decida di abortire in sicurezza l’iter da seguire è sempre meno praticabile.

Tuttavia l’Europa pare essersi accorta della urgente necessità di regole che garantiscano egualità e sicurezza alle cittadine europee in questa delicata materia.
In questi giorni è stata infatti approvata una risoluzione “sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea nel 2013” : la Risoluzione Tarabella. Già dal titolo è comprensibile in quale accezione vengano collocati contraccezione, aborto e diritti sessuali, presenti esclusivamente nel comma 14 che cito alla lettera:

“…le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l’accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili; invita gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva”

La risoluzione nella sua interezza, parla di parità, stipendi uguali per uomini e donne a parità di mansione, istituzione del congedo di paternità ed aiuti alle madri sole o donne anziane in difficoltà. Uno stimolo e una richiesta dunque ai paesi dell’Unione Europea che non hanno ancora raggiunto obiettivi indispensabili per una reale parità di genere e per una maggiore spinta socio-economica dell’Unione stessa. Un discorso di ben più ampio respiro rispetto alla precedente risoluzione che ha tentato di affrontare l’aborto in maniera costruttiva: la risoluzione Estrela. Che forse per eccesso di specificità, si trattava infatti di una relazione “sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi” è stata bocciata, anche per merito dell’ostruzionismo praticato dai deputati PD.

Nel nostro paese, la difficoltà ad accettare il diritto delle decisioni altrui è data dall’associazionismo cattolico: se con la legge 194 le IVG ufficiali sono calate, con l’aiuto degli obiettori di coscienza quelle nascoste sono nuovamente in crescita, e sono ricomparse pure le mammane. Contro la Tarabella, la Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche (FAFCE) ha già raccolto cinquantamila firme e Giovanni Ramonda, della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha dichiarato che con la Tarabella “la strada per l’aborto è rapida e spianata” e che “le donne chiedono aiuti non aborti”.

Purtroppo, in non poche circostanze, la difficoltà a portare a termine una gravidanza è davvero difficile per una donna non abbiente e l’aborto sembra essere una scelta obbligata, non desiderata. In questo senso la Tarabella sembra essere un buon compromesso tra pratica e teoria: garantire a tutte le donne il diritto di poter far nascere il proprio figlio/a indipendentemente dalle proprie condizioni economiche e altresì alle donne che lo decidono, di poter praticare una IVG in sicurezza senza rischiare la propria vita.

F.R.