Archivi categoria: salute

“L’aborto per l’Europa è un diritto, per l’Italia ancora un peccato”

La difficile questione sui diritti di sessualità e procreazione femminili continua a rimanere irrisolta nel nostro paese e con la sempre maggiore diffusione di ginecologi obiettori -obiettori per lo più sulla carta, disponibilissimi a qualsiasi intervento nella loro pratica privata- per una donna che decida di abortire in sicurezza l’iter da seguire è sempre meno praticabile.

Tuttavia l’Europa pare essersi accorta della urgente necessità di regole che garantiscano egualità e sicurezza alle cittadine europee in questa delicata materia.
In questi giorni è stata infatti approvata una risoluzione “sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea nel 2013” : la Risoluzione Tarabella. Già dal titolo è comprensibile in quale accezione vengano collocati contraccezione, aborto e diritti sessuali, presenti esclusivamente nel comma 14 che cito alla lettera:

“…le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l’accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili; invita gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva”

La risoluzione nella sua interezza, parla di parità, stipendi uguali per uomini e donne a parità di mansione, istituzione del congedo di paternità ed aiuti alle madri sole o donne anziane in difficoltà. Uno stimolo e una richiesta dunque ai paesi dell’Unione Europea che non hanno ancora raggiunto obiettivi indispensabili per una reale parità di genere e per una maggiore spinta socio-economica dell’Unione stessa. Un discorso di ben più ampio respiro rispetto alla precedente risoluzione che ha tentato di affrontare l’aborto in maniera costruttiva: la risoluzione Estrela. Che forse per eccesso di specificità, si trattava infatti di una relazione “sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi” è stata bocciata, anche per merito dell’ostruzionismo praticato dai deputati PD.

Nel nostro paese, la difficoltà ad accettare il diritto delle decisioni altrui è data dall’associazionismo cattolico: se con la legge 194 le IVG ufficiali sono calate, con l’aiuto degli obiettori di coscienza quelle nascoste sono nuovamente in crescita, e sono ricomparse pure le mammane. Contro la Tarabella, la Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche (FAFCE) ha già raccolto cinquantamila firme e Giovanni Ramonda, della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha dichiarato che con la Tarabella “la strada per l’aborto è rapida e spianata” e che “le donne chiedono aiuti non aborti”.

Purtroppo, in non poche circostanze, la difficoltà a portare a termine una gravidanza è davvero difficile per una donna non abbiente e l’aborto sembra essere una scelta obbligata, non desiderata. In questo senso la Tarabella sembra essere un buon compromesso tra pratica e teoria: garantire a tutte le donne il diritto di poter far nascere il proprio figlio/a indipendentemente dalle proprie condizioni economiche e altresì alle donne che lo decidono, di poter praticare una IVG in sicurezza senza rischiare la propria vita.

F.R.

“I Braccialetti Rossi e la dea Ana”

Immagine

Questa sera and in onda una nuova fiction su Rai 1, si chiama “Braccialetti Rossi” ed è la storia di amore e forza che dei ragazzi e ragazze ammalati e costretti in ospedale riescono a trarre dalla loro amicizia. Tra i piccoli malati è presente una sola ragazza che soffre di anoressia. Non è questo il punto, non voglio parlarvi di quote rosa, potrebbe scapparci uno stereotipo ma è altro ciò che voglio mettere a fuoco. I piccoli amici condividono un segno di riconoscimento in merito alle loro esperienze dolorose che man mano affrontano e che sono appunto i braccialetti rossi. Man mano che aumentano le esperienze, aumenta il numero di braccialetti sui loro polsi.

 Non tutti sanno però che il braccialetto rosso viene utilizzato anche da ragazze che soffrono di anoressia e che frequentano i famigerati blog pro-ana, ovvero pro anoressia, dove la malattia viene decantata come fosse una dea il cui nome è “Ana” e grazie ad una serie di regole ferree e suggerimenti al limite della censura, le ragazze si scambiano consigli sulla perdita sfrenata di peso, e sulle varie metodologie per farlo, dal calcolo delle chilocalorie del cibo alle tecniche per eliminarlo, nasconderlo ecc. Una volta raggiunto un certo grado di accettazione dal gruppo e per riconoscersi a vicenda nel mondo reale, come accade nella fiction, indossano un braccialetto di colore rosso proprio come i ragazzi protagonisti della fiction.

 A quanto pare i diritti della fiction sono stati acquistati niente popodimenoché da Steven Spielberg, quindi significa che è venuta proprio bene! E certamente il fine e le intenzioni di questa storia televisiva sono diverse, pur avendo questa macroscopica affinità.

Spero che questa amara coincidenza sia soltanto un caso, anche se mi pare strano che gli sceneggiatori, pur dovendo attenersi in qualche modo allo scritto di Albert Espinosa, da cui è tratta la fiction – a cominciare dal titolo omonimo- abbiano scelto di inserire proprio una ragazza anoressica nella fiction senza porsi apparentemente il problema quantomeno del significato del colore del braccialetto. Un arancione forse avrebbe reso le cose meno simili, chissà. Io avrei cambiato titolo.

 

F. R.

Cancro al seno tra ironia da social network e sensibilizzazione reale

18.ottobrecampagna_nastro_rosa

Anche quest’anno come da qualche anno a questa parte, mi arriva via Facebook la solita lettera di “sensibilizzazione” per la lotta al cancro al seno e mi viene proposto il giochino che da qualche anno va per la maggiore sui social network.

La lettera arriva con un paio di mesi di anticipo rispetto alla partenza ufficiale della Campagna del Nastro Rosa promossa dalla LILT (Lega Italiana contro la Lotta ai Tumori).

Eccola qua:

“Belle fanciulle, è arrivato di nuovo il periodo di supportare la campagna per aumentare la consapevolezza di tutti in tema di cancro al seno. Vi ricordate il gioco dell’anno scorso? Consisteva nello scrivere il colore del vostro reggiseno sulla bacheca. L’anno scorso il gioco ha visto una partecipazione tale di persone che siamo state persino citate nei telegiornali e il continuo aggiornarsi degli stati sulle bacheche ha ricordato a tutti perché lo facciamo e ha contribuito ad accrescere la consapevolezza di tutti in questo ambito. Ricordatevi di NON spiegare agli uomini che leggeranno il vostro status che cosa significhi quello che avete scritto… teneteli sulle spine! ^^ Vediamo fin dove arriviamo quest’anno: l’anno scorso quello del reggiseno ha fatto il giro del pianeta!!! Per favore, copiate ed incollate questo messaggio ed inviatelo a tutte le vostre amiche (per posta). Il giochino di quest’anno consisterà nello scrivere sul vostro stato il mese ed il giorno della vostra nascita nel modo seguente: ogni mese qui sotto elencato equivarrà ad un paese e il vostro giorno di nascita equivarrà al numero di mesi in cui resterete in quel paese. Esempio: se siete nati il 21 di gennaio la frase dovrà essere del tipo “Andrò in Messico per 21 mesi”. Qui sotto l’elenco dei mesi e dei loro corrispondenti paesi: Gennaio – Messico Febbraio – Londra Marzo – Miami Aprile – Repubblica Dominicana Maggio – Francia Giugno – St. Petersburg Luglio – Austria Agosto – Germania Settembre – New York Ottobre – Amsterdam Novembre – Las Vegas Dicembre – Rio de Janeiro”

Ho sempre storto il naso davanti a questa modalità di “sensibilizzare” -secondo alcune convintissime donne- soprattutto la popolazione maschile. Tuttavia mi è capitato di collaborare inserendo status ambigui sulla bacheca del mio profilo. E puntualmente le reazioni maschili erano le seguenti: 1) “ma che cacchio stai dicendo?!”, 2) “ah si già lo sapevo”, 3) travisazione a sfondo sessuale (dal tronde l’ambiguità c’era), 4) completa dimenticanza/indifferenza.

E allora mi sono chiesta, “come posso sensibilizzare il maschio medio/alto/basso a cominciare dal mio compagno?” partendo da una visione opposta mi sono detta: e se fosse lui a tentare di sensibilizzare me? Per esempio rispetto ad un problema andrologico o per ricordargli il semplice check-up annuale? Lui che farebbe? Beh credo mi parlerebbe, magari spiegandomi il problema (qualora presente) o banalmente facendomi quella tanto sponsorizzata e mai attuata educazione sessuale che sarebbe tanto utile nelle scuole (medie e superiori) e spiegandomi cose che, a 30 anni suonati, per lo più ignoro, della genitalità e sessualità maschili.

Dunque torntando alla prevenzione del cancro al seno, problema quasi esclusivamente femminile (in piccola percentuale infatti si ammalano anche i maschietti), praticamente potrei prima spiegargli come funzionano gli organi genitali femminili, spiegargli i fattori di rischio e in caso di sbadiglio -o anche in assenza di tale situazione- coinvolgerlo in una giocosa, ma attenta, ricerca dell’eventuale nodulo perduto. Troppo “spinto” per il nostro paese? Non per una coppia che si ama, credo.

Per restare in tema vi suggerisco la lettura di questo articolo scoperto grazie allo streaming di FB scritto, a tema, da uomini e con il quale mi trovo completamente d’accordo, salvo la parte prettamente ostentante virilità ma questo è un loro bisogno/opinione. Link qui: http://tagli.me/2013/09/13/vado-a-x-per-y-mesi-cosa-pensa-il-maschio-medio-di-fronallennesima-baggianata/

E da non dimenticare la bellissima ed utilissima campagna del Nastro Rosa Lilt dove potrete trovare tutte le informazioni di cui potete aver bisogno su questo tema. Ecco il link: http://www.nastrorosa.it/home.php

F.R.

Vaccini: un po’ di chiarezza

Pare che il Movimento 5 Stelle stia cavalcando l’onda della diffusa ignoranza degli italiani e l’argomento su cui galoppa è la salute dei cittadini. L’ultima, sparata importante è sui vaccini, niente di nuovo per chi segue il Movimento. I Vaccini secondo alcuni esponenti del M5S sarebbero pericolosi e sarebbero addirittura tra le cause dell’omosessualità. Immediata l’insurrezione della comunità gay che reagisce ricordando che la caccia alle streghe è finita da un pezzo e ribadendo che l’omosessualità è una “variante naturale del comportamento umano”, parola di OMS.

Il problema non si esaurisce però alla sola omofobia ma va ben oltre insidiandosi nelle già scarse nozioni di salute pubblica dei cittadini. Da un po’ di tempo circola infatti l’idea che le vaccinazioni siano rischiose per la salute, oltre che una manna per le case farmaceutiche. Dunque M5S propone in Lombardia l’abolizione delle vaccinazioni pediatriche obbligatorie passando quindi dalla propaganda alla proposta vera e propria accompagnata non da dati scientifici o da una consulenza scientifica bensì da una “ricerca in internet” (cito alla lettera) dal sito di meetup: http://www.meetup.com/lombardia5stelle/messages/boards/thread/30115052/0

Purtroppo la battaglia del M5S trova fondamento su credenze popolari che ritengono i vaccini dannosi perché tra gli effetti collaterali vi possono essere l’insorgenza di patologie gravi o la morte.

I vaccini hanno salvato l’umanità da epidemie che in altri secoli avrebbero sterminato la maggior parte della popolazione, e questo ci ha permesso di moltiplicarci, evolverci e civilizzarci. I vaccini come del resto i farmaci hanno delle controindicazioni e degli effetti collaterali studiati, previsti e controllabili. Per esempio il rispetto dei protocolli che richiedono di vaccinarsi in condizioni fisiche ottime abbassa la probabilità che si verifichino effetti avversi. Inoltre i casi di conseguenze gravi e morte sono molto rari e non possono essere paragonati ai benefici che comunque sono molti, molti di più.

A questo proposito è bene ricordare due concetti interdipendenti: il concetto di salute pubblica e quello di “immunità di branco” (herd immunity).  La salute pubblica è un “concetto socio-politico volto al miglioramento della salute, al prolungamento della vita e al miglioramento della qualità di vita di intere popolazioni, attraverso la promozione della salute, la prevenzione delle malattie e altre forme di interventi sanitari”(cit.http://www.ausl.rn.it/files/doceboCms/docs/glossario_promozione_salute.pdf) . L’immunità di branco invece, si raggiunge quando una parte importante di individui vaccinati tutela, grazie alla propria immunità, anche gli individui che non avendo effettuato il vaccino non hanno sviluppato una propria immunità. In questo modo i benefici vanno a tutta la comunità ed anche alle tasche di Stato e cittadini che non devono sborsare ulteriori danari oltre il costo del vaccino.

Purtroppo c’è chi mette in dubbio tutto ciò e temendo di essere raggirato dallo Stato e dai dipartimenti dedicati alla Salute, decide di non vaccinare i propri figli. Avere dubbi è legittimo, per chiarirli però è possibile rivolgersi al proprio medico di base o cercare in rete documenti attendibili pubblicati dalle Ausl, che da alcuni anni a questa parte attuano una politica di divulgazione scientifica accessibile attraverso la rete, anche se poco pubblicizzata.

In conclusione, è bene che i vaccini continuino a restare obbligatori o ci ritroveremo con un popolo malato oltre che ignorante e incapace di scegliere e di difendersi.